Il culto dei Morti a Savoca


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Dimitris Kamaras - CC2.0

Nel borgo di Savoca era molto sentito il culto dei morti e questo ha portato alla nascita di riti molto particolari.
Nel borgo erano diffusi riti e credenze che sfiorano il paganesimo e che richiamavano la loro origine fenicia: fino a qualche secolo fa, era usanza mettere nella cassa funebre del defunto gli oggetti più cari appartenenti al morto e si usava imbalsamare i cadaveri e conservare i loro corpi mummificati.
A Savoca, è ancora viva la credenza che, nella notte della commemorazione dei defunti, cioè la notte tra giorno 1 e 2 novembre, i morti tornano a visitare la casa dei loro parenti. Le famiglie si preparano quindi ad accogliere i defunti preparando per loro una tavola imbandita con pranzi e squisite leccornie. La tradizione vuole che, la mattina di giorno 2 novembre tutto ciò che è stato preparato, rimasto sulla tavola imbandita per i morti, non deve essere consumato dai familiari del morto, ma distribuito ai poveri.
Altra tradizione di Savoca, ancora del tutto non tramontata, era quella che, alla morte di un cittadino, tutti i parenti si univano per “piangere la dipartita”. I parenti vestiti di nero e con i capelli sciolti chiamavano a voce alta il defunto ed intonavano una cantilena che durava tutto il periodo del lutto, tessendo a voce alta le doti e le virtù del morto.

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