Pantomima di Mastro Campo a Mezzojuso


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La pantomima del Mastro di Campo è la rievocazione di un fatto storico avvenuto a Mezzojuso: l'assalto che il Conte di Modica fece al Castello per conquistare la regina Bianca di Navarra.
La rievocazione di questo evento rivive ogni anno nella festa di Carnevale a Mezzojuso.
La Pantomina ha inizio con l'arrivo del corteo reale composto dal Re, dalla Regina, dai dignitari, dalle dame, dal Segretario, dall’Artificiere, da alcune guardie e dai Mori. Eseguiti dei giri attorno alla piazza, il gruppo sale su un palco, che rappresenta il castello, e dà inizio a una festa danzante.
Mentre si danza, arrivano in piazza gli Ingegneri del Mastro di Campo, armati di cannocchiale, di strumenti di agrimensura e di un enorme compasso. Misurano la distanza del castello da un punto ipotetico della piazza in cui il Mastro di Campo potrà piazzare l’artiglieria. Arriva quindi Mastro di Campo a cavallo. L’eroe indossa una maschera di cera rossa con il naso adunco e il labbro inferiore prominente, una camicia bianca piena di nastri colorati, pantaloni e mantello rosso. Seguendo il ritmo marziale di un grosso tamburo, egli si dimena, si agita, con la testa ben alta, il braccio sinistro al fianco e nel destro una leggera e piccola spada di legno. Fanno parte del corteo di Mastro Campo il Tammurinaru, l’Ambasciatore, Garibaldi con i Garibaldini, il Capitano d’Artiglieria, il Barone e la Baronessa su due asini, seguiti dai loro uomini.
Il Mastro di Campo fa il giro della piazza, quindi si ferma di fronte al castello, scende da cavallo, si consulta con gli Ingegneri e invia con l’Ambasciatore una lettera di sfida al Re. Lette le intenzioni del generale, il Re risponde sprezzantemente. Alla risposta del Re, il Mastro di Campo, in preda ad una fortissima agitazione, afferra la spada, fa un salto dentro al cerchio precedentemente disegnato per terra dagli Ingegneri e inizia una danza guerresca ritmata dal tamburo. Danza per tutta la piazza, anche in mezzo alla gente. Il Re, sul castello, passeggia nervosamente. La Regina è in trepidazione. Ad un certo punto, il Capitano d’Artiglieria comanda all’Artificiere di far fuoco con il cannoncino contro il castello da cui provengono altre cannonate. Per tutta la piazza è una baraonda di suoni, spari, rumori. A ciò si aggiungono le cariche dei Garibaldini che si lanciano contro i Mori posti a guardia del castello. La Cavalleria scorrazza per la piazza lanciando manciate di confetti tra la folla, la quale spesso risponde allo stesso modo. Il Barone e la Baronessa sui loro asini elargiscono a tutti sorrisi e confetti. Nel frattempo i Maghi, con i loro vestiti neri, ripetono in continuazione forio-forio e cercano la trovatura. Ci sono uomini che mangiano pane, salsiccia, formaggio, fichi secchi e finocchi con abbondante vino. Anche il pubblico partecipa al generoso spuntino. Il Mastro di Campo sale la scala a pioli posta davanti al castello e arriva così al cospetto del Re, col quale si scontra in un duello che non si risolve in alcunché. L’eroe, per mezzo di una scala posta dietro il palco, la scala fausa, riesce poi ad incontrarsi con la Regina, incontri brevissimi e furtivi. Infine si svolge il duello centrale. Il Mastro di Campo si scontra con il Re e rimane ferito in fronte. Il Mastro di Campo, creduto morto, con una veloce quanto solenne ritirata, viene trasportato via dai suoi uomini. Termina così la prima parte della rappresentazione.
Nell’intervallo i Maghi si fermano sotto il castello, scavano ed ecco finalmente la trovatura: un cantaru, ossia il contenitore di maccheroni e salsiccia che mangiano con le mani, tentando di offrirne anche alla folla divertita. Il Barone e la Baronessa, ritenuti parenti del Mastro di Campo, mettono il lutto. Nel castello del Re si balla e si fa festa per la vittoria.
Nella seconda parte della rappresentazione si scopre che il Mastro di Campo non è morto e, guarito dalle ferite, si riporta in piazza con il suo esercito. Ricomincia la lotta e Mastro di Campo e i Garibaldini salgono furtivamente per la solita scala fausa e circondano la Corte e incatenano il Re. Il Mastro di Campo, tolta la maschera, finalmente abbraccia la Regina. Si forma quindi un corteo che sfilerà per le vie principali del paese. Il Mastro di Campo porge il braccio alla Regina; il Re sfila in catene. Termina così la grande festa di Mezzojuso.

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