Chiesa Madre a Ciminna


Chiesa Madre a Ciminna

Stendhal55 - CC4.0


La Chiesa Madre di Ciminna, dedicata a Santa Maria Maddalena, è il principale edificio di culto del borgo.
Non è nota la data di edificazione dell'edificio originario ma è certo che esistesse già nel 1230 e si ritiene sia sorto insieme al primo nucleo abitato di Ciminna, in posizione adiacante l'antico castello. Si ipotizza che essa sia stata distrutta durante una scorreria angioina nel 1326, durante la quale il castello venne dato alle fiamme. Fu nuovamente edificata nel 1350 e di questa chiesa rimangono oggi resti della cripta e della zona absidale. Nel corso dei secoli l'edificio ha subito importanti rimaneggiamenti, in particolare nel 1500 quando la chiesa è stat ampliata fino ad assumere le dimensioni attuali.
La facciata, ricostruita a seguito di un terremoto avventuto nel XVII secolo, è caratterizzata dalla presenza di elementi a rilievo in pietra intagliata, di gusto barocco che risaltano sulla parete intonacata. La finitura dell'intonaco rosso del fronte principale è stata introdotta nei primi anni del Novecento ed ha sostituito l'originario rivestimento chiaro. La facciata, scandita da lesene in pietra bianca, è suddivisa in due ordine da una cornice marcapiano. Al primo ordine, in posizione centrale, si apre il portale con arco a tutto sesto in pietra bianca con pregevoli intagli, sormontato da un timpano in lieve aggetto. Al secondo ordine troviamo un rosone sormontato da un timpano spezzato e affiancato da due volute e dallepregevoli statue raffiguranti San Simone e San Vito che definiscono il coronamento dell'edificio sacro.
L'interno, suddiviso in tre navate per mezzo di pilastri, è coperto da stucchi decorativi. Di pregio sono le decorazioni a stucco della tribuna maggiore eseguite nel 1622 da Scipione Li Volsi da Tusa, ispirata alla distrutta tribuna della Cattedrale di Palermo, e le decorazioni a stucco delle Cappelle di Santa Maria e del Santissimo Sacramento, opere anch'esse di Li Volsi.
Numerose sono le opere custodite nella chiesa. Di particolare pregio sono: l'arcone in pietra locale della cappella dei santi Simone e Taddeo, un polittico marmoreo attribuito a Giacomo Gagini, un piccolo Crocifisso ligneo e lo Spasimo di Sicilia di Simone de Wobreck, tutte opere risalenti al Cinquecento; i monumentali sarcofagi dei Tantillo, famiglia cui appartenne il Protomedico del regno di Sicilia Giovanni Vincenzo, e il fercolo processionale di Sant'Antonio Abate, opere del Seicento; la tela con San Benedetto in gloria firmata da Filippo Randazzo e la statua lignea di Sant'Andrea apostolo di Filippo Quattrocchi, opere risalenti al Settecento.
La chiesa è stata utilizzata come location per girare parte del film Il Gattopardo di Luchino Visconti.

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